Nell’ambito del design italiano c’è un ritorno agli anni Ottanta e vengono riproposti oggetti di quel periodo, nuovi dettagli e rivestimenti in una gamma di tessuti e colori di grande attualità.

C’è un piacevole ritorno, una poltrona chaise longue, a metà fra il sedile ergonomico di automobile, regolabile con una manopola, e la sagoma ironica di Topolino. Progettata nel 1980 da Kita, designer giapponese di fama internazionale, per Cassina, Wink è veramente un modello intramontabile contro la noia visiva e l’usura del tempo, grazie alla trasformabilità ed alla scelta dei rivestimenti intercambiabili. Infatti, sembra sia stata progettata adesso.

Wink, più che da un designer, sembra essere stata creata da un artista; l’artista, infatti, non deve attenersi a nessun progetto, a nessuna regola precisa, gode della libertà più assoluta. Il suo lavoro si basa sul gusto e sulla soggettività, l’importante non è trasmettere un messaggio chiaro o preciso, quanto suscitare emozioni e sensazioni muovendo le corde più intime e ataviche delle nostre percezioni.

Perché dico questo? Perché il designer crea un prodotto serializzato, deve attenersi a regole ben precise, basando il proprio lavoro su dei capisaldi assoluti, come la leggibilità, la vestibilità, la solidità. Non lavora per esprimere se stesso, o lo fa in una misura assolutamente minore e diversamente veicolata rispetto all’artista, dato che, per la maggior parte dei casi, lavora per un committente, “il designer è colui che risolve un’urgenza”.

Ma arte e design non sono cose che si annullano a vicenda: e qui nasce Wink, perché possono coesistere e valorizzarsi vicendevolmente.

Un progettista che ha una cultura artistica, un’ottima manualità nel fare o disegnare, ha un quid in più, un diverso e unmodopiù critico di approcciarsi al proprio lavoro progettuale.

Un designer che lascia prevalere il suo lato artistico crea l’equilibrio perfetto tra forma e funzione, tra bellezza ed utilizzo.