Normalmente, siamo bombardati da notizie, ma la nostra mente, proiettata verso il futuro, e la positività del nostro cervello, non dà peso alle cattive notizie.

Nel dibattito politico che si sta tenendo in questi ultimi mesi, si parla davvero troppo poco di ambiente. Ci capita di leggere interviste, di ascoltare dibattiti, di vedere il movimento che segue Greta Thunberg, l’attivista svedese per lo sviluppo sostenibile, come quella “Gretina”, definita dal Direttore di Libero, Vittorio Feltri, che evidentemente ignora la situazione tragica del nostro pianeta. Mentre a noi si drizzano i peli delle braccia. Forse anche lui non dà peso alle brutte notizie: beato lui.

Dell’inquinamento nel Mar Mediterraneo si parla solo quando si entra nella stagione della balneazione e dell’assegnazione delle Bandiere Blu, quando in realtà colpisce ogni giorno, senza tanto clamore, ma con un risultato disastroso dal punto di vista ambientale e biologico.

Se il mare è malato, siamo malati anche noi, spiegato in parole povere è che durante un anno, chi mangia pesce può trovarsi a mangiare anche undicimila piccoli frammenti di plastica, che a loro volta, sono stati mangiati dai pesci, attirati dal loro odore.

La plastica finisce in mare in molti modi, in seguito ad azioni dirette o indirette dell’uomo e nel Mediterraneo, tracce di plastica sono state trovate in ben 121 specie di pesci, alcuni dei quali finiscono nelle nostre tavole, come il tonno o il pesce spada.

Tra dieci o vent’anni nelle acque ci saranno più plastica che pesci. Una prospettiva drammatica, se non apocalittica, che possiamo parzialmente invertire solo con la forza di volontà, iniziando a comportarci da esseri umani all’interno di un ecosistema e non da invasori del pianeta.

In concreto, dobbiamo evitare di disperdere i rifiuti nell’ambiente, dobbiamo impegnarci a fare la raccolta differenziata ed a usare meno plastica nella vita di tutti i giorni, per non uccidere tutte le forme di vita che si trovano nel mare.