La Rimini che oggi vediamo è, in parte, la stessa che ha cresciuto il suo figlio più amato, Federico Fellini. Nato il 20 gennaio 1920 nella capitale della Riviera Romagnola,la sua vita fu lontana da Rimini, ma non la sua memoria. Nel suo film più noto, “Amarcord” “Mi ricordo” in dialetto romagnolo, si trova una straordinaria trasposizione della sua vita.

Infatti di Rimini, città di antiche origini gallo-celtiche, nel film si trovano le strade, il calore, la gente ed il colore del dialetto romagnolo. Luoghi che oggi sono un percorso culturale e turistico di grande fascino.

L’Arco di Augusto e Tiberio, costruito in pietra d’Istria, presenta alcune lastre con iscrizioni latine e due tacche simili all’impronta di zoccoli caprini sulla balaustra, lato monte, dettaglio che lo assimila alla leggendaria categoria di “Ponte del Diavolo”.

La Rocca Malatestiana, che nella sua incompletezza rappresenta un gioiello del Rinascimento riminese,è uno dei monumenti più significativi del Quattrocento italiano.

Il cinema Fulgor, Piazza Cavour con la scultura del Papa e la Fontana della Pigna, la Biblioteca, sede del suo ginnasio, per arrivare al mare ed al favoloso Grand Hotel: il porto e la spiaggia da cui guardò il passaggio del lussuoso transatlantico Rex.

Federico Fellini è sepolto nella sua Rimini, nel Cimitero Monumentale, accanto alla moglie Giulietta Masina.

Forse, soprattutto Amarcord, voleva essere l’addio ad una certa stagione della vita, quell’inguaribile adolescenza che rischia di possederci per sempre, e con la quale nessuno di noi ha ancora ben capito che si deve fare, se portarsela appresso fino alla fine, o archiviarla in qualche modo.

A guardar bene, alle luci del tramonto, quando i pescherecci rientrano in porto inseguiti da stormi di gabbiani, Federico è ancora lì ad immaginare l’apparizione notturna del transatlantico Rex.

In verità, Federico Fellini, la sua amata Rimini non l’ha mai lasciata.

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